Il fondatore del modello Health Optimizing, propone alcuni suggerimenti su come affrontare la situazione in merito al virus covid 19

Building the Future in Health

Il metodo Health Optimizing è un nuovo metodo Hi-Tech di medicina integrata e complementare sia alla medicina convenzionale che a quella alternativa.

Health Optimizing, ha sviluppato una esperienza che ci ha permesso di sviluppare una metodica in grado non solo di individuare i vari pezzi di un puzzle, ma anche nel metterli insieme ed avere così un quadro completo dello stato di salute dei nostri clienti. Siamo specializzati nella comprensione del quadro più ampio e globale, che è il metodo più efficace per identificare e risolvere le problematiche della salute alla loro origine. Negli ultimi 22 anni abbiamo costruito un percorso di Check up e Terapie Personalizzate: utilizziamo una vasta combinazione di metodologie high-tech per risolvere i fattori causali e stimolare i meccanismi intrinseci di auto-rigenerazione e auto-regolazione del corpo.

By Thomas Aksnes, Founder & Scientific Director of Health Optimizing

Fonte: Fondazione Italiana per il Cuore

La Fondazione Italiana per il Cuore, promuove la prevenzione delle malattie cardio-cerebrovascolari.

Una sezione importante è dedicata allo stile di vita:


Stili di Vita – Attività Fisica

Attività Fisica. L’attività fisica regolare è uno dei pilastri di uno stile di vita sano. Bisogna combattere la sedentarietà, perché [clicca per leggere articolo]

Stili di Vita – Fumo

Il fumo danneggia i vasi sanguigni e favorisce la formazione dei depositi grassi nel sangue; può far aumentare i valori della pressione […]

Stili di Vita – Alimentazione

Alimentazione e salute cardiovascolare: che il cibo sia la tua medicina. Una corretta alimentazione, insieme ad un valido stile di […]

Fumare di meno fa diminuire il rischio di tumore al polmone? VERO

Ecco la risposta all sondaggio della rubrica VERO O FALSO di ANSA Salute

Fonte: Ansa Salute

16 gennaio 2020

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Fumare di meno fa diminuire il rischio di tumore al polmone? Vero

I rischi che corre chi fuma regolarmente sono noti a tutti. Ma anche una sigaretta ogni tanto fa male ai polmoni? “Smettere completamente di fumare, o non iniziare proprio, è sempre la scelta migliore”, dice:

Antonio Giordano, direttore dello Sbarro Institute di Philadelphia, professore all’università di Siena, presidente del Fonicap (Forza operativa nazionale contro il cancro del polmone) e docente Consulcesi Club.

“Ma se si fuma di meno, il rischio di sviluppare un tumore ai polmoni diminuisce”.

“Il cancro del polmone – spiega – è causato dall’accumulo di sostanze cancerogene che provocano un danno genetico. Se le sostanze cancerogene entrano nell’organismo saltuariamente, sarà necessario più tempo per creare il danno, e quindi il rischio di tumore sarà minore. Una sigaretta a settimana allora fa decisamente meno danni di una al giorno”.

“Poi – conclude Giordano – la patologia dipende da diversi fattori, come l’esposizione al fumo passivo, a metalli pesanti o alle polveri sottili presenti soprattutto nelle aree molto inquinate. Senza dimenticare il ruolo della fragilità genetica del paziente: per questo ci sono grandi fumatori che muoiono a più di 90 anni per cause del tutto diverse e persone che non hanno mai fumato che sviluppano ugualmente il tumore”.

Tumori, scoperta la radice di tutti i neuroblastomi

Individuata una particolare cellula embrionale che li scatena

Fonte: ANSA

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(ANSA) – ROMA, 08 FEB – E’ stato scoperto un nuovo segreto del neuroblastoma: tutte le sue forme derivano dai simpaticoblasti, un particolare tipo di cellule embrionali. A dirlo è uno studio condotto dai ricercatori del Wellcome Sanger Institute, del Great Ormond Street Hospital (Gosh) e del Princess Máxima Center for Pediatric Oncology che hanno individuato proprio in queste cellule i probabili bersagli farmacologici di nuove terapie.

Lo studio, pubblicato su Science Advances, ha cercato di capire perché i neuroblastomi varino di gravità, con alcuni più facili da trattare e altri che invece sono più complessi e hanno tassi di sopravvivenza, a cinque anni, relativamente bassi. Il neuroblastoma è un raro cancro che colpisce generalmente i bimbi sotto i cinque anni e che vede suo inizio nell’addome (solitamente nelle ghiandole surrenali). I ricercatori hanno analizzato l’espressione genica di 19.723 cellule tumorali e le hanno confrontate con 57.972 cellule surrenali dello sviluppo. “Ciò che più colpisce dei nostri risultati è che, nonostante la grande diversità del comportamento clinico del neuroblastoma, esiste una cellula-tipo di neuroblastoma globale che si trova in tutti i pazienti.
L’identificazione dei simpaticoblasti come radice di tutti i neuroblastomi è un passo importante verso la comprensione di come si sviluppa la malattia e, si spera, anche di come possiamo trattarla”, spiega Jan Molenaar, autore senior dello studio. Per Karin Straathof, altra autrice senior della ricerca, “il neuroblastoma è un cancro insolito in quanto alcuni tumori si risolvono senza intervento, ma la malattia ha ancora uno dei tassi di sopravvivenza a cinque anni più bassi di qualsiasi altro cancro infantile”. (ANSA).


FONTE: WIKIPEDIA

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Neuroblastoma (NBL)

Il neuroblastoma è un tumore neuroendocrino maligno embrionario caratteristico del bambino, che deriva da cellule della cresta neurale, da cui fisiologicamente prendono origine la midollare del surrene ed i gangli del sistema nervoso e simpatico.

Federico Zampaglione a Verissimo,

racconta i momenti difficili e rivela: “Ho pensato di morire”. Ad un certo punto sono sopraggiunti malessere e delle terribili vertigini, che diventavano sempre più oppressive.

Fonte: Il Messagero – Articolo di Emiliana Costa

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Spesso ci è capitato come l’ambiente che ci circonda, le difficoltà, le malattie dei nostri cari, abbiano creato nella nostra vita malessere e problematiche alla salute, come nel caso del cantautore dei Tiromancino.

Un buono stato di salute non può essere ottenuto senza una eccellente condizione emozionale e psichica.

CONSEGUENZE DI UN TRAUMA – DEPRESSIONE


Michele Bravi: l’incidente, la condanna e la depressione.

Fonte: puglia24news.it
by Valentina Panico – 24 Gennaio 2021

Michele Bravi dichiara: “quando vivi un trauma cambia il tuo corpo ed il tuo modo di vedere le cose. Dopo l’incidente ero semplicemente da un’altra parte, ho perso l’aderenza con il reale”.

Nel 2018 la vita di Michele Bravi viene sconvolta da un incidente stradale in cui perde la vita una donna di 58 anni. L’artista annulla tutti i suoi progetti, i concerti ed ogni cosa. Vive un periodo di profonda depressione e per quasi due anni vive lontano dalle scene musicali.
Il cantante viene imputato in un processo penale per omicidi stradale e chiede il patteggiamento. Viene condannato a 18 mesi, 12 mesi più 6 di sospensione condizionale, per Michele è un momento difficilissimo di puro buio. Da questa trauma entra in uno stato di depressione.

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Borja Mayoral racconta la lotta contro il diabete

Fonte: Sport Today

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Il nuovo attaccante della Roma Mayoral Borja racconta la malattia: “All’inizio spaventava, ma non mi ha privato di nulla”.

 

Il nuovo acquisto della Roma Borja Mayoral nella sua vita quotidiana non dribbla solo gli avversari, ma anche il diabete. Ha scoperto della malattia quando aveva quattro anni e da allora la affronta ogni giorno.

In una diretta Instagram con Sergi Samper, ex Barcellona e anche lui diabetico, l’attaccante spagnolo aveva parlato proprio di questo suo problema e del fatto che non sia mai stata una limitazione. “Non mi ha privato di nulla. Si può mangiare, si può fare sport, si può fare tutto. All’inizio spaventa, poi ti rendi conto che si tratta di capire e crescere”.

Certo Mayoral a causa del diabete deve vivere con alcune misure particolari, come avere le siringhe per le iniezioni sempre a disposizione, così come gli strumenti per misurare gli zuccheri prima e dopo gli allenamenti.

Quando giocava nelle giovanili, l’attaccante ha anche dovuto interrompere una partita a metà per rifocillarsi, per poi tornare in campo e segnare due reti per vincere la partita. “Avevo 12 anni, stavamo giocando a un torneo a metà partita me ne sono dovuto andare per mangiare un panino e bere una Coca-Cola. La gente non capiva cosa stesse succedendo. Alla fine abbiamo vinto con due miei gol”.

DIETA E DIABETE

clicca qui per informazioni su Società Italiana di Diabetologia

Fonte: SOCIETA’ ITALIANA DIABETOLOGIA

La dieta è essenziale per vari motivi: a) il livello glicemico dipende anche, ma non solo, dai carboidrati (zuccheri) che vengono ingeriti con la dieta; b) l’introito di grassi va controllato per correggere la dislipidemia spesso frequente nel diabete tipo 2; c) l’eccesso di peso corporeo, che contribuisce allo sviluppo del diabete tipo 2, va corretto con un introito di calorie inferiore alle calorie consumate.

La terapia dietetica va idealmente definita con un dietista e deve tenere conto di età, tipo di diabete e sua terapia, obiettivi di peso corporeo, consuetudini e preferenze alimentari, disponibilità economiche, svolgimento di attività fisica o sport. In altre parole la dieta va personalizzata e periodicamente riveduta alla luce dei risultati ottenuti.

Una dieta appropriata dovrà essere allestita per le donne con diabete gestazionale e per le donne diabetiche durante la gravidanza.


ATTIVITA’ FISICA E DIABETE

L’attività fisica è importante in quanto: a) contribuisce al calo di peso; b) fa consumare glucosio nei muscoli e, quindi, riduce la glicemia; c) aumenta la sensibilità insulinica, correggendo quindi una delle cause del diabete; d) aumenta il colesterolo HDL (“buono”) e riduce la pressione arteriosa, migliorando molti fattori di rischio delle complicanze croniche.

L’attività fisica deve essere regolare e adatta alle condizioni del paziente, tenendo conto di età, possibilità di spostamenti per raggiungere i luoghi dove viene svolta, disponibilità economiche, malattie concomitanti, eventuali complicanze del diabete.

Fenilalanina


MALATTIE RARE


Fenilchetonuria: news su dieta, terapie, sperimentazioni e qualità della vita. 


Fonte: osservatoriomalattierare.it

La fenilchetonuria (PKU) è un raro difetto metabolico ereditario a trasmissione autosomica recessiva, ed è dovuto a mutazioni nel gene che codifica per un enzima epatico, la fenilalanina idrossilasi (PAH), necessario per il metabolismo della fenilalanina (Phe), un aminoacido essenziale presente nella maggior parte degli alimenti contenenti proteine. A causa della carenza di PAH, si verifica un aumento della concentrazione di fenilalanina nel flusso sanguigno (iperfenilalaninemia o HPA), con effetti tossici per il cervello che finiscono per compromettere il normale sviluppo del sistema nervoso centrale. La PKU interessa circa 50.000 persone in tutto il mondo, anche se la prevalenza della malattia è piuttosto variabile. In Europa, ad esempio, la prevalenza media è di circa 1 paziente ogni 10.000 neonati, con un tasso più alto in Paesi come l’Irlanda e la Turchia, e uno molto basso in Finlandia.

Il codice di esenzione della fenilchetonuria è RCG040 (afferisce al gruppo “Difetti congeniti del metabolismo e del trasporto degli aminoacidi”).

La sezione Fenilchetonuria è realizzata grazie al contributo non condizionante di APR (Applied Pharma Research).

La fenilchetonuria è una delle patologie che vengono rilevate tramite screening neonatale. In un neonato che risulti positivo alla Phe, la diagnosi di PKU, ossia di deficit di PAH, viene posta escludendo altre possibili cause di iperfenilalaninemia, come HPA lieve, che può non richiedere trattamento, forme di HPA legate ai difetti della pterina, disfunzioni epatiche o elevata assunzione di proteine.

La PKU è caratterizzata da disabilità intellettiva, microcefalia, deficit motori, rash eczematoso, disturbi dello spettro autistico, epilessia, ritardo dello sviluppo, deficit di accrescimento, comportamenti aberranti e sintomi psichiatrici. Se non adeguatamente trattata, la patologia comporta un grave e irreversibile ritardo mentale, oltre a importanti disabilità cognitive.

Il trattamento si basa prevalentemente su un rigoroso regime alimentare a basso contenuto di proteine (e quindi di Phe), che i pazienti devono seguire per tutta la vita. Oltre ai cibi naturalmente privi di proteine, i pazienti possono avvalersi di alimenti aproteici e di specifici alimenti a fini medici speciali (miscele aminoacidiche prive di fenilalanina). Alcuni pazienti rispondono bene alla terapia con tetraidrobiopterina (BH4), un cofattore essenziale della fenilalanina idrossilasi. Possibili trattamenti futuri includono la terapia enzimatica sostitutiva (ERT) e la terapia genica.

Fonti principali:
– Orphanet
– van Wegberg et al. “The complete European guidelines on phenylketonuria: diagnosis and treatment” Orphanet Journal of Rare Diseases (2017)

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Alimentazione terapeutica nelle malattie genetiche rare

Fonte: Fondazione Telethon


Se varie malattie beneficiano in modo più o meno diretto di attenzioni particolari all’alimentazione, per alcune malattie genetiche rare una dieta specifica può rappresentare l’unica – o quasi – opzione possibile, fondamentale per impedire o attenuare lo sviluppo di sintomi importanti. “È il caso di alcune malattie genetiche metaboliche per le quali la dieta costituisce una forma di medicina di precisione che, pur senza correggere il difetto metabolico alla base, permette di aggirarne gli effetti dannosi”, afferma Pierangelo Veggiotti, professore di neuropsichiatria infantile all’Università di Milano e direttore dell’Unità operativa di neurologia pediatrica presso l’Ospedale Buzzi, sempre a Milano. “L’esempio classico di una malattia genetica rara i cui effetti possono essere aggirati con la dieta è quello della fenilchetonuria” racconta Nicola Brunetti-Pierri, professore di pediatria all’Università Federico II di Napoli e responsabile di un gruppo di ricerca sui difetti congeniti del metabolismo presso l’Istituto Telethon di Genetica e Medicina (Tigem) di Pozzuoli. Si tratta di una malattia metabolica causata da un difetto enzimatico che ha per conseguenza un accumulo dell’amminoacido fenilalanina nel cervello, a sua volta responsabile di una compromissione dello sviluppo del sistema nervoso centrale e dunque di una grave disabilità intellettiva. “Se però fin dalla nascita si evita l’apporto di fenilalanina grazie a una dieta povera di proteine (eventualmente integrata con miscele speciali di amminoacidi privi di fenilalanina) la malattia può essere tenuta sotto controllo” spiega Brunetti-Pierri. Anche nel caso di malattie dovute a difetti del ciclo dell’urea a venire in soccorso è una dieta a ridotto contenuto di proteine, associata a farmaci specifici. “In queste malattie i difetti riguardano enzimi necessari per l’eliminazione attraverso l’urea (e quindi l’urina) dell’ammonio, un derivato del metabolismo delle proteine tossico per il cervello. Se questi enzimi non funzionano bene e non c’è controllo sull’apporto di proteine, l’effetto è un accumulo di ammonio nel cervello, con danni irreversibili”.

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ANALISI SU DIABETE TIPO 2

Fonte: SkyTG24
Università Cattolica del Sacro Cuore di Roma

Seguire stili di vita sani e corretti potrebbero contribuire a ridurre il numero dei pazienti italiani colpiti da Diabete di tipo 2 di circa un milione di unità

Ma non solo, perchè migliorando l’assistenza sanitaria territoriale erogata ai malati e quindi riducendo il ricorso agli ospedali, con l’obiettivo di 39 ricoveri ogni 10 mila abitanti, si potrebbero risparmiare tra i 7 e i 28 milioni di euro in un anno, che potrebbero aumentare notevolmente se il tasso di ospedalizzazione per complicanze del diabete di tipo 2 si riducesse a 8,9 per 100 mila abitanti. Sono questi alcuni numeri e dati emersi nel report “La gestione del diabete mellito tipo 2 in Italia: Analisi regionali”, prodotto nell’ambito del “Progetto: analisi regionali del percorso assistenziale del paziente diabetico” e condotto da Vihtali (Value in Health Technology and Academy for Leadership and Innovation), spin-off accademico dell’Università Cattolica del Sacro Cuore di Roma. Il rapporto è stato realizzato con l’Osservatorio Nazionale sulla Salute nelle Regioni Italiane e con il supporto di MSD Italia, coordinato da Alessandro Solipaca, Direttore Scientifico dell’Osservatorio.

MALATTIE RARE

ok da Ue a farmaco contro leucodistrofia


ISTITUTO SAN RAFFAELE MILANO

Fonte ANSA


Arriva l’approvazione, da parte della Commissione europea, della prima terapia genica al mondo per una rara malattia neurodegenerativa di origine genetica, la leucodistrofia metacromatica. Ad annunciarlo sono la Fondazione Telethon, l’Ospedale San Raffaele di Milano e l’azienda produttrice, la Orchard Therapeutics. Si tratta di un risultato frutto di un percorso iniziato oltre 15 anni fa all’Istituto San Raffaele Telethon per la Terapia Genica (Sr-Tiget) e che poi è stato portato a termine dall’azienda anglo-americana, che nel 2018 ne ha acquisito la licenza esclusiva.

La leucodistrofia è una grave malattia metabolica di origine genetica, che si stima colpisca 1 bambino ogni 100 mila. È causata da mutazioni in un gene, arilsulfatasi-A (Arsa), che portano all’accumulo di particolari sostanze (le solfatidi) nel cervello e in altre parti dell’organismo, tra cui fegato, cistifellea, reni, milza. Nelle sue forme più gravi, che sono anche le più comuni, questi bambini perdono rapidamente la capacità di camminare, parlare e interagire con il mondo circostante: la maggior parte di loro muore in età infantile e ha a disposizione soltanto cure palliative.

Il farmaco che ha avuto l’ok da parte dell’Europa è il Libmeldy e viene somministrato tramite un’unica infusione. Il trattamento prevede il prelievo delle cellule staminali ematopoietiche del paziente, cioè quelle staminali che danno origine a tutti gli elementi del sangue. Le cellule vengono poi corrette con unvettore lentivirale (derivato cioè da una versione modificata e innocua del virus Hiv) che consente di inserire nel loro patrimonio genetico più copie funzionanti del gene Arsa.

Queste cellule geneticamente modificate vengono poireinfuse nel paziente: la loro capacità di attraversare la barriera emato-encefalica, raggiungere il cervello ed esprimere livelli di enzima funzionante superiori al normale permette di correggere la disfunzione all’origine della malattia in modo continuo e a seguito di un singolo trattamento.

EMICRANIA,

scoperta una possibile causa


Università di Padova

Fonte ANSA


Grandi e numerosi “sbuffi” di glutammato nel cervello potrebbero aiutare a spiegare l’insorgenza dell’emicrania con aura – e potenzialmente essere coinvolti in un’ampia fascia di malattie neurologiche, tra cui ictus e lesioni cerebrali traumatiche. Lo dice uno studio condotto da un team di ricercatori guidato dalla prof.ssa Daniela Pietrobon dell’Università di Padova e dal prof. K.C. Brennan dell’Università dello Utah.

È ormai chiaro che l’emicrania è una malattia del cervello, ma le disfunzioni cerebrali che la causano rimangono in gran parte misteriose. Lo studio, condotto su topi da laboratorio, ha evidenziato che un aumento anomalo di glutammato nello spazio extracellulare – l’area tra le cellule cerebrali – può innescare onde di depolarizzazione simili a tsunami che si diffondono nel cervello causando emicrania e altri disturbi del sistema nervoso.

“Questi topi – dice Pietrobon – mostrano una aumentata suscettibilità alla “cortical spreading depolarization (Csd)”, un’onda di depolarizzazione che insorge spontaneamente nel cervello degli emicranici e dà origine alla cosiddetta aura emicranica. Abbiamo dimostrato che nel cervello di questi topi c’è una rallentata e poco efficace rimozione del glutammato durante l’attività cerebrale, e che questo difetto è responsabile dell’aumentata suscettibilità alla Csd”.

Brennan ha implementato una nuova tecnica che permette di misurare otticamente il glutammato che viene rilasciato durante l’attività cerebrale di un topo sveglio e ha collaborato con Pietrobon per studiare le variazioni di glutammato durante l’attività cerebrale nei topi modello di emicrania in cui la rimozione del glutammato alle sinapsi eccitatorie è rallentata. Ha così scoperto che nella corteccia cerebrale dei topi mutati ci sono di tanto in tanto degli “sbuffi”di glutammato, cioè aumenti localizzati di glutammato, che non sono presenti nei topi selvatici non mutati.

Lo studio ha poi dimostrato che l’insorgenza della Csd è preceduta da una raffica di questi sbuffi di glutammato. Inibendo gli sbuffi di glutammato viene inibita anche l’insorgenza della Csd. Gli ‘sbuffi’ potrebbero perciò svolgere un ruolo chiave

“Non abbiamo alcuna evidenza diretta che questi sbuffi di glutammato siano presenti nella corteccia cerebrale umana – osserva Pietrobon -. Però ci sono dati nei pazienti emicranici che mostrano un alto livello di glutammato nel liquido cerebrospinale rispetto ai controlli sani. Bloccando il rilascio di glutammato inibendo localmente i canali del calcio dei terminali sinaptici neuronali abbiamo bloccato gli sbuffi e anche l’insorgenza della Csd nei topi modello di emicrania, ma non è pensabile un trattamento sistemico con tali bloccanti nell’uomo in quanto si andrebbe a bloccare la trasmissione sinaptica fisiologica del cervello. Sembra migliore la strategia di andare ad inibire specifici recettori del glutammato o andare ad aumentare la velocità e l’efficacia di rimozione del glutammato rilasciato”.

INFERTILITA’,

Clara Nebiolo, Mondo Sanità

I concepimenti in lockdown hanno registrato un’impennata. Nota positiva dal coronavirus: il 14% delle coppie che ore-Covid non erano fertili e stavano seguendo un percorso di fecondazione assistita sono riusciti a concepire naturalmente.

A dirlo è uno studio italiano, pubblicato per ora su un sito di preprint. Secondo la ricerca la percentuale stimata del 14% si avvicina molto a quella che in letteratura viene definita come “infertilità sine causa”.

Lo studio è stato condotto da Arianna Pacchiarotti, Responsabile Pma dell’ospedale San Filippo Neri di Roma e Docente della Sapienza, e ha preso a modello 50 coppie di età media di circa 39 anni. Lo studio si è concentrato sui concepimenti avvenuti durante il lockdown. Queste coppie avevano dovuto sospendere la procreazione assistita a causa delle misure di distanziamento sociale. Il 14% di queste ha concepito naturalmente un figlio. Ma andiamo a scoprire assieme il motivo scientifico che sta alla base di questi risultati ottenuti. Secondo la ricerca, la bassa frequenza di rapporti sessuali spesso non viene menzionata durante l’anamnesi da parte delle coppie, soprattutto perché è un problema che è fonte di frustrazione e vergogna. Inoltre stress, mancanza di tempo e distanza geografica sono le cause principali di infertilità di coppia. Questi risultati hanno un risvolto positivo per la sociologia del nostro Paese. Infatti secondo gli esperti l’effetto potrebbe parzialmente compensare la mancanza di nascite causata dal blocco delle procedure di fecondazione assistita nel periodo di distanziamento. Alcune stime mostrano che tale stop può aver fatto perdere circa 4500 nascite quest’anno. Secondo i dati, grazie alla fecondazione assistita nascono il 3-4% dei bambini che vengono alla luce in Italia.

Nel nostro Paese, i discorsi che vertono ancora intorno alla fecondazione assistita sono molto accesi e contrastanti. La ricerca sta facendo passi da gigante ma la politica ha ancora il freno a mano tirato. Infatti in Italia si presentano molte disuguaglianze territoriali per l’accesso alle tecniche mediche per aiutare le coppie ad avere un figlio. Secondo le associazioni e le famiglie, la politica non può sottrarsi. Secondo loro, bisogna investire nel futuro: dunque pensare al futuro demografico di un Paese, garantendo a tutti un accesso giusto ed equo alle tecniche di fecondazione medicalmente assistita.

MINISTERO DELLA SALUTE

Fonte ANSA


E’ in circolazione un lotto contraffatto di un farmaco indicato per il trattamento dell’epatite C, Harvoni (Ledipasvir/sofosbuvir): a renderlo noto e’ il ministero della Salute in una comunicazione alle Regioni, ai medici, alle forze dell’Ordine e all’Istituto Superiore di Sanita’ per conoscenza, dove si riferisce che e’ stata l’Oms a segnalare il problema. Il lotto è stato identificato a maggio 2020 in Brasile e a novembre 2020 in Turchia.

“L’Oms – si legge – ha ricevuto informazioni recenti che riferiscono che le confezioni del lotto in questione siano ancora in circolazione, verosimilmente già fornite ai pazienti”.

L’azienda produttrice, Gilead, ha confermato di non aver prodotto il farmaco oggetto dell’allerta e che il numero del lotto e la data di scadenza non corrispondono ai lotti prodotti e registrati. (ANSA).